Capitolo 1 – L’uovo
Tutto ebbe inizio il giorno in cui mancava poco al 5 Novembre e un dubbio sorse nel cuore di qualcuno- di Robert, immagino- circa la qualità dei fuochi d’artificio preparati per la festa di Guy Fawkes.
“Erano piuttosto economici”, disse qualcuno, e penso si trattasse di Robert, “e supponiamo che non esplodano quella notte? I figli dei Prosser avranno qualcosa di cui sghignazzare allora.”
“Quelli che ho sono tutti a posto”, disse Jane;” Lo so perché l’uomo al negozio ha detto che valevano il loro prezzo tripplicato …”
“Sono certa che tripplicato non è grammatica”, disse Anthea.
“Naturalmente non lo è”, aggiunse Cyril; “una parola da sola non può essere grammatica; non c’era bisogno di fare tanto gli intelligenti.”
Anthea rimuginava negli angoli nascosti della mente alla ricerca di una risposta molto sgradevole, quando si ricordò che giorno umido fosse e quanto i ragazzi fossero rimasti delusi da quella corsa di andata e ritorno in tram a Londra, che la madre aveva promesso loro quale ricompensa per non aver dimenticato una sola volta, per sei interi giorni, di pulirsi gli stivali sullo zerbino al ritorno da scuola.
Così Anthea disse soltanto: “Non fare tu tanto l’intelligente, Scoiattolo. E i fuochi d’artificio sembrano a posto e avrai gli otto centesimi che il biglietto del tram non ti è costato oggi per comprarci qualcosa in più. Dovresti riuscire a comprare un graziosissimo carrettino per otto centesimi.”
“Direi di si”, disse Cyril con freddezza; “ ma ad ogni modo non sono i tuoi, gli otto centesimi…”
“Ma guardate qui”, disse Robert, “ proprio ora, i fuochi d’artificio. Non vogliamo sembrare poveri davanti ai ragazzi della porta accanto. Perché indossano felpa rossa la domenica, credono che gli altri non valgano nulla.”
“Non indosserei della felpa nemmeno se fosse tanto…, a meno che non fosse nera per esserci decapitata, come se fossi Maria di Scozia, ” disse Anthea con scherno.
Robert rimase fermo sul suo punto. Uno dei punti forti di Robert era la fermezza con cui vi riusciva a rimanere fermo.
“Penso che dovremmo provarli”, disse.
“Stupido!”, disse Cyril, “i fuochi d’artificio sono come i francobolli. Si possono utilizzare una volta sola”.
“Che cosa credi che intendano dire nella pubblicità con <>?”
Ci fu un silenzio di tomba. Poi Cyril si toccò la fronte con il dito e scosse la testa.
“C’è qualcosina di sbagliato qui”, disse. “L’ho sempre temuto del povero Robert. Essere tanto intelligenti, sapete, ed essere primo in algebra così spesso…si potrebbe dire che…”
“Falla finita”, disse Robert, con calore. “Non vedi? Non si possono TESTARE i semi se non si provano TUTTI. Se ne mettono un po’ qui e là e se quelli crescono, puoi stare certo che anche gli altri lo faranno…come si chiama? Me l’ha detto Papà…conforme al campione. Non pensi che dovremmo saggiare i fuochi d’artificio? Chiudiamo gli occhi, ognuno ne prende uno e li proviamo.”.
“Ma piove a catinelle!”, disse Jane.
“E la regina Anna è morta”, aggiunse Robert. Nessuno era di buon umore. “Non c’è bisogno di uscire per provarli; possiamo tirare indietro il tavolo e farli partire sul vecchio vassoio da tè con cui giochiamo a toboga. Non so cosa ne pensi tu, ma credo che sia il momento di fare qualcosa e questo sarebbe molto utile; poiché non dovremmo solo sperare che i fuochi d’artificio facciano spaventare i Prosser…dobbiamo esserne certi. “
“Sarebbe qualcosa da fare”, ammise Cyril con languida approvazione.
Così il tavolo venne spostato. E dunque il buco nel tappeto, che era stato vicino la finestra fin tanto che il tappeto era girato, si mostrò orrendamente. Anthea uscì di soppiatto, in punta di piedi, prese il vassoio quando la cuoca non guardava, lo portò dentro e lo mise sopra il buco.
Poi tutti i fuochi d’artificio vennero messi sul tavolo e tutti e quattro ragazzi chiusero stretti gli occhi, allungarono una mano e ne afferrarono uno. Robert prese un petardo, Cyril e Anthea ebbero delle Candele Romane; ma la manina paffuta di Jane si chiuse sulla perla dell’intera collezione,
“Non volevo…”, disse Jane, quasi in lacrime. “Non mi importa, ne prenderò un altro…”.
“Sai bene che non è possibile”, disse Cyril, in tono aspro. “E’ stabilito. E’ Medio e Persiano. L’hai fatto e dovrai rimanerne fedele, ed anche noi, per sfortuna. Non importa. Avrai la tua paghetta prima del cinque. Comunque, accenderemo la Fontana Luminosa per ULTIMA e ne trarremo il meglio possibile.”
Così il petardo e le candele Romane vennero accese e furono quanto ci si poteva aspettare dal loro prezzo; ma quando toccò alla Fontana Luminosa, questa rimase seduta sul vassoio e fece loro una risata, come disse Cyril. Tentarono di accenderla con la carta e tentarono di accenderla con i fiammiferi; tentarono di accenderla con i fiammiferi controvento Vesuviani presi dalla tasca del soprabito scadente del padre appeso all’ingresso. E poi Anthea scomparì verso l’armadio sotto le scale dove si tenevano le scope e le palette e i ciocchi resinosi di pino per accendere il fuoco, i giornali vecchi, la cera d’api, la trementina, i ruvidi e rigidi stracci neri per pulire l’ottone e i mobili, e la paraffina per le lampade. Tornò con un barattolino che una volta era costato sette centesimi e mezzo quando era pieno di gelatina di ribes rosso; ma la gelatina venne mangiata tutta molto tempo addietro e ora Anthea aveva riempito il barattolo di paraffina. Entrò e gettò la paraffina sul vassoio proprio nel momento in cui Cyril tentava di accendere
“Il mio cappello”, disse Cyril, turbato,”L’hai combinata stavolta, Anthea”.
La fiammata si diffondeva sotto il soffitto come la rosa di fuoco della storia eccitante di Mr Rider Haggard su Allan Quatermain. Robert e Cyril pensarono che non c’era tempo da perdere. Girarono gli angoli del tappeto e lo presero a calci sopra il vassoio. Questo spezzò la colonna di fuoco, che scomparve, non lasciando nient’altro che fumo e un terribile odore di lampade abbassate troppo.
Le mani di tutti si affrettarono al salvataggio, e il fuoco di paraffina venne ridotto a un fagotto di tappeto calpestato, quando all’improvviso un schianto secco sotto i piedi fece ritrarre i pompieri improvvisati. Un altro schianto…il tappeto si muoveva come se vi fosse stato un gatto avvolto dentro; la Fontana Luminosa alla fine si era lasciata accendere ed esplodeva con disperata violenza dentro al tappeto.
Robert, con l’aria di chi faccia l’unica cosa possibile, corse alla finestra e l’aprì. Anthea urlò, Jane scoppiò in lacrime, e Cyril girò il tavolo dalla parte sbagliata sopra il mucchio del tappeto. Ma il fuoco d’artificio andava avanti, esplodendo e scoppiando e crepitando persino sotto il tavolo.
Un momento dopo entrò di corsa la madre, attirata dalle grida di Anthea e in pochi istanti il fuoco d’artificio cessò e vi fu un silenzio di tomba; i bambini si guardavano le facce annerite e, di sottecchi, guardavano il viso bianco della madre.
Il fatto che il tappeto della camera dei giochi fosse rovinato procurò solo una piccola sorpresa né nessuno fu realmente stupito che il letto fosse la conferma dell’immediata fine dell’avventura. Si diceva che tutte le strade portano a Roma; questo può essere vero, ma in ogni caso, durante l’infanzia sono certa che molte strade conducano al letto e si fermano lì…o no?
Il resto dei fuochi d’artificio fu confiscato e la madre non fu contenta quando il padre li fece esplodere nel giardino sul retro, sebbene dicesse: “Be’, in quale altro modo possiamo sbarazzarcene, cara?”
Vedete, il padre aveva dimenticato che i ragazzi erano in castigo e che le finestre della loro camera si affacciavano sul giardino nel retro. Cosicché tutti videro i fuochi nel modo migliore e ammirarono la capacità con cui il padre li maneggiava.
Il giorno seguente tutto fu dimenticato e perdonato; solo la camera dei giochi dovette essere pulita a fondo (come durante le pulizie di primavera) e il soffitto dovette essere imbiancato.
Poi la madre uscì; e proprio all’ora del tè, il giorno dopo, venne un uomo con un tappeto e il padre lo pagò e la madre disse: “Se il tappeto non è in buone condizioni, sa, mi aspetto che venga cambiato”. E l’uomo replicò:”Non c’è un filo fuori posto, signora. È un affare, non ce ne sono altri, e sono più che dispiaciuto di lasciarlo a questo prezzo; ma non si può resistere alle donne, non è vero, signore?” e strizzò l’occhio al padre e andò via.
Poi il tappeto fu steso nella stanza dei giochi e di sicuro non c’era un alcun buco.
Quando l’ultima piega venne srotolata, qualcosa di pesante e rumoroso saltò fuori e rotolò lungo il pavimento della stanza. Tutti i bambini si affannarono a prenderlo e Cyril ci riuscì. Lo portò verso la luce. Aveva la forma di un uovo, molto giallo e lucido, semi trasparente, e aveva uno strano luccichio che cambiava quando lo si teneva in modi diversi. Era come se fosse un uovo con tuorlo di un pallido fuoco che si mostrava appena attraverso il guscio.
“Posso tenerlo, non è vero, mamma?”, domandò Cyril.
E naturalmente la madre disse di no; dovevano restituirlo all’uomo che aveva portato il tappeto, poiché aveva pagato solo per il tappeto e non per un uovo di pietra con un tuorlo di fuoco.
Nessun commento:
Posta un commento