Love Hurts - Catherine Green (2011)
Stavo correndo lungo la cima della scogliera sotto una pioggia scrosciante e era notte fonda, freddo e pioggia scrosciante. Il respiro mi si bloccò in gola, riuscivo a malapena a vedere dove mi dirigevo e il mare si schiantava contro gli scogli sotto di me. Ero terrorizzata, scappavo da un mostro alle mie spalle. Mi dava la caccia e non riuscivo a voltarmi a guardare, non ne ero capace. La gola era secca per quanto annaspavo, i capelli zuppi e freddi contro il collo, l'acqua mi scorreva lungo il corpo. Rabbrividii ma dovevo correre. Dovevo fuggire. Poi il piede mi si intrappolò in un ramo secco e caddi sulle mani e sulle ginocchia con un grido. Barcollavo in piedi ma era là, il mostro, proprio dietro di me. Urlai mentre spiccava un salto e mi voltai per affrontarlo, per accettare il mio destino. Mi svegliai di soprassalto e mi misi a sedere sul letto, coperta di sudore e ansante. Era solo un sogno. Era così reale. Conoscevo perfino la cima della scogliera dove stavo correndo. Non era lontana da casa, distante dalla strada principale da Redcliffe verso la città più vicina. Da cosa scappavo? Si trattava di un paura inconscia di me stessa? Perchè riuscivo a percepire la pioggia sulla pelle e perchè rabbrividivo in un sogno? Mi scossi per schiarirmi la testa, mi guardai attorno per la stanza buia, dove vedevo la luce della luna risplendere lungo i profili delle tende. Tutto sembrava come al solito: i miei vestiti appoggiati sulla sedia, la mia toletta nel suo abituale disordine, la porta chiusa a chiave e la casa immersa nel silenzio. Ebbi un brivido, respirai in maniera profonda per qualche attimo e poi mi sdrai di nuovo, tirando la coperta fin sotto al collo. Forse avrei dovuto seguire il consiglio di Liz e andare da un dottore. Questi sogni stavano diventando sempre più reali al punto che pensavo fossero dei ricordi anche se non ero mai stata in questa cittadina prima di trasferirmi qui tre anni fa, a parte quella strana vacanza. Avevo cominciato a fare lo stesso sogno ricorrente un paio di mesi addietro, ma non capitava ogni notte. Di solito avveniva una o due volte a settimana. I sogni vedevano sempre me in fuga da qualche mostro immaginario, ma si trattava di un mostro che conoscevo, una persona che mi aveva tradito... Scivolai di nuovo nel sonno e grazie al cielo non sognai più quella notte.
La mattina seguente mi svegliai presto, feci la doccia e scesi di sotto per fare colazione prima di cominciare il lavoro. In realtà non si poteva chiamare lavoro gestire la mia libreria: lo adoravo. I precedenti proprietari avevano messo in vendita il Redcliffe Books quando erano andati in pensione e non avevano nessuno in famiglia che potesse rilevarlo. A quel tempo ero riuscita a convincere la mia migliore amica e ora socia, Elizabeth a raccogliere la sfida e chiedere un prestito insieme da investire in un negozio. Avevamo lavorato come contabili a Manchester e si trattava di fare un passo enorme e trasferirsi quaggiù in Cornovaglia, ma ci piaceva moltissimo. Redcliffe è una bella cittadina turistica e facciamo molti affari in estate e nei mesi invernali abbiamo una clientela regolare che mantiene sempre in piedi il posto. Riuscii a convincere Liz, ci approvarono il prestito e accettarono la nostra offerta per il negozio ed eccoci qua. In realtà Liz deve ringraziare me per aver trovato suo marito Robert con cui vive in un piccolo e grazioso cottage dall'altra parte della città. È un professore universitario e si sono conosciuti quando venne al negozio per alcune ricerche subito dopo esserci trasferiti qui. Adesso io vivo nell'appartamento sopra il negozio, con la cucina al piano terra sul retro. Mi va benissimo girare da una stanza all'altra e trovarmi a lavoro: molto meglio dei mezzi di trasporto che di solito prendevo. Di sicuro mi è più congeniale vivere una cittadina con molti spazi aperti che dover vivere in una città affollata. Adoro avere il mare e la spiaggia a breve distanza dalla porta di casa. Mi dà un senso di libertà che non avevo mai provato in città.
Erano le 8.30 e sapevo che Liz aveva un appuntamento dal dottore, così presi la mia tazza di caffè e mi avviai attraverso il negozio a aprire per la giornata. In questo periodo dell'anno lo gestiamo noi due fino a quando non aumenta il lavoro e allora assumiamo un paio di studenti nei mesi estivi per darci una mano. Era marzo e attendevo con ansia il clima più mite poiché stavamo attraversando un inverno particolarmente piovoso e carico di neve. Per quanto adesso mi godessi le mie serate invernali sotto le coperte sul divano con una pila di libri, DVD e il mio vino preferito e la cioccolata calda, ora desideravo un po' di sole e aria fresca. Il sole splendeva e sembrava più caldo, il che era meraviglioso, mentre aprivo la porta principale del negozio e girai il cartello “Aperto”. Il mio primo compito era controllare gli ordini online e impacchettare il tutto per la spedizione. Poi c'erano i clienti con cui trattare e decisi di dover pulire il tavolo dei libri in offerta. Il negozio non è enorme ma si adatta ai nostri bisogni. Si tratta di una stanza quadrata e luminosa e il bancone sta a sinistra della porta di ingresso. Di fronte ci sono delle librerie di pino incassate dal pavimento al soffitto che coprono due pareti e circondano l'incavo della vetrina, come una cornice. Poi nel centro della stanza abbiamo tre grandi tavoli dove sistemiamo le promozioni e le offerte speciali. Abbiamo anche una finestra disegnata sulla destra della porta di ingresso e è qui che sistemiamo la merce in esposizione a seconda del periodo dell'anno e delle mode del momento. Redcliffe Books è un negozio luminoso e arioso e si affaccia sul centro della via principale che conduce al lungomare e alla spiaggia.
Erano le 11.30 quando la porta si spalancò per accogliere Liz che giungeva nel suo solito impeto confusionale. Le brillavano gli occhi scuri, i capelli lisci neri e corti, lucidi, e scoppiava di salute. Avevo sempre invidiato la sua abbronzatura perenne. Si affrettò attraverso la porta di ingresso con un sorriso da un orecchio all'altro, urlandomi uno strozzato “ 'giorno” e poi mi porse una busta. La guardai con curiosità e l'aprii per trovarvi al suo interno un cartoncino bianco. Il cartoncino risultò essere un'ecografia, l'immagine alla dodicesima settimana del bambino di Elizabeth. La mia migliore amica aspettava il suo primo figlio! Balzai fuori dal mio sgabello e la circondai con le braccia, quasi in lacrime per l'eccitazione mentre lei rideva e mi abbracciava stretta.
“Che ne pensi, Jessica?” balbettò in maniera eccitata, “Diventerò madre!”
Liz indietreggiò e mi guardò con un sorriso. Il mio stesso sorriso ricordava il proverbiale Stregatto mentre rispondevo. “E' meraviglioso, Liz. Sono tanto felice per te.” Dissi “Come diavolo hai fatto a nascondermelo per tre mesi?”. La rimproverai gentilmente, senza la più piccola traccia di rabbia. “E' stata dura”, disse Liz, facendo un respiro profondo. “Hai presente quando mi sono presa quello strano virus con la nausea? La nausea mattutina! E quando continuavi a chiedermi perchè stavo zitta? Non volevamo esporci troppo, raccontandolo alla gente senza aver fatto la prima ecografia, ma eccola qui e il bambino è in ottima salute. Tu sei la prima persona a cui l'ho detto, diritta diritta dall'ospedale” e si mise a sedere sulla sedia dietro al bancone. Questa fu un enorme sorpresa. Cioè, sapevo che Elizabeth e Robert erano sposati felicemente da dodici mesi e eravamo tutti ormai adulti per concepire l'idea di avere dei bambini. Mentre osservavo il suo volto eccitato, mi sentii tanto felice ma anche un pochino gelosa. Volevo un bambino. Ma non avevo nemmeno un ragazzo così avrei dovuto aspettare ancora per molto tempo. Non mi rimaneva che fare la zietta adottiva del bimbo di Liz.
Trascorremmo il resto della giornata spulciando libri sui bambini e discutendo su come organizzare la maternità. Naturalmente doveva telefonare ai suoi genitori e sentii sua madre strillare di gioia mentre sedevo accanto a Liz. I suoi genitori erano tanto carini. Vivevano ancora nei sobborghi di Manchester ma le facevano visita due o tre volte l'anno. Avevano fatto di Radcliffe la loro meta delle vacanze e mi piacevano le loro visite. I genitori di Elizabeth mi avevano praticamente adottato quando diventammo amiche. All'inizio ero stata un po' scostante con loro, non volendo la loro pietà, ma alla fine finii col volergli bene e erano sempre pronti a offrirmi il loro sostegno. Ero felice che loro avessero un nipote per cui stravedere.
Mentre Liz parlava con sua madre, cominciai a vagare con la mente. Forse avrei dovuto pensare seriamente a cercare un nuovo compagno, un potenziale marito. Non avevo mai sentito il bisogno di nessuno e di sicuro non avevo mai avuto grande fortuna con gli uomini. Ce n’erano stati un paio che avevano avuto intenzioni più serie, ma non mi ero mai preparata a soccombere. Mi piaceva il sesso naturalmente, ma quando si arrivava alle forti emozioni, mi spaventavo e fuggivo. Doveva avere a che fare con il fatto di essere orfana, lo sapevo, ma sapevo anche non potevo far dipendere tutto da quel fatto. Di certo c’erano altri orfani che si erano sposati e avevano messo su famiglia? Mi ero convinta che non avevo semplicemente ancora trovato l’uomo giusto e che sarebbe successo al momento adatto. Inoltre avrei dovuto gestire il negozio da sola mentre Liz era in maternità, per cui non avevo tempo per una relazione. Mi godevo la mia libertà, che non avrei avuto con un compagno e un bambino. No, senza dubbio non era il momento adatto. [...]